Ultimo aggiornamento:  30 Gennaio 2025 3:45

“Un monito per il futuro”: dibattito acceso a Modena tra Prodi e Giannini

Guerre, potere digitale, crisi europea e futuro dell’Italia. Ma anche sfide e opportunità.

Parterre esaurito al Forum Monzani nel pomeriggio della terza domenica di gennaio per la presentazione de “Il dovere della speranza”, opera scritta a quattro mani da Romano Prodi e dal giornalista Massimo Giannini con moderatore per conto di Bper Banca da Eugenio Tangerini.

Un mondo in crisi: dalle guerre alla politica globale

Si parte dalle guerre, che attraversano il mondo. Il Professore non è ottimista sul futuro della tregua, che finalmente è iniziata in Medio Oriente. “È stato seminato un odio, che durerà almeno 100 anni “-spiega- “ma c’ è bisogno di mediatori capaci. A parlare con S. Francesco son bravi tutti, a parlare con il lupo bisogna essere bravi.“

Subito ci si sposta verso un altro continente e il dialogo cade sull’America e sul ritorno alla presidenza di Donald Trump.

Giannini rileva che chi ha in mano le leve del potere digitale ormai è entrato nella stanza dei bottoni e parte tratteggiando la figura di Elon Musk.

Ha inventato Star link, ha inventato Space X, ha fondato Neura Link per creare gli umanoidi. Ha pagato 44 miliardi Twitter due anni fa e l’ ha trasformata con X nel braccio digitale di Trump.

Zuckerberg invece ha messo insieme 3,5 mld di utenti tra Instagram, Facebook e Whatsapp. Ha già dato un contributo di 200 milioni di dollari a Trump. Si è riconvertito, saltando sul carro del vincitore.

Europa e Cina: tra sfide e opportunità

Prodi fa notare che il valore di borsa di Musk è 20 volte superiore a quello che aveva IBM prima che intervenisse l’Antitrust statunitense più di 20 anni fa e quindi il problema che Usa devono mantenere quella democrazia bilanciata, di cui sono stati i caposcuola.

In Cina non hanno usato mezze misure con il fondatore di Alibaba. Il Presidente Xi Jinping è intervenuto e Jack Ma è stato mandato a vivere in Giappone e ha frammentato il colosso del Fintech.

E naturalmente dopo questo sguardo sul resto del mondo, si arriva a parlare delle condizioni attuali dell’Europa.

L’Unione Europea ha in mano il 17% del commercio mondiale, ma attraversa un momento di sbandamento.

Per reagire alla potenza americana e cinese, dovrebbe avere lo slancio per avviare un grande piano comune della ricerca. Il potere europeo parte dalla Commissione, ma poi tutto si blocca nella divisione tra singoli paesi. “ All’ unanimità non si gestisce neanche un condominio” e il pubblico sghignazza divertito.

Purtroppo gli ex Imperi ragionano sul passato, non sul futuro. La Francia sta perdendo tutta l’Africa paese per paese. Germania e Francia dovrebbero mettersi d’accordo su una comune convenienza invece di litigare tra loro.

L’Italia tra Europa e nazionalismo

Invece per la premier Meloni la cura è il ritorno al nazionalismo e quindi il panorama è completo.

Il colpo d’ala era stato il Next Generation, ma, secondo Giannini, quell’Europa era diversa e lo spirito oggi è molto meno unitario.

Da ex presidente dell’Unione Europea Romano Prodi non teme di stuzzicare ancora l’orgoglio della nostra presidente del Consiglio e chiosa “Se l’Europa resta serva di Trump, Meloni avrà il ruolo di portinaia di Trump” e nessuno dei due autori è ottimista sul fatto che i buoni rapporti italiani con Trump ci salveranno da dazi crescenti , in quanto europei.

E allargando la visuale Prodi sentenzia “Aveva ragione Kissinger, siamo stati così stupidi per motivi ideologici da fare mettere insieme Russia e Cina e sono sicuro che se ci fosse stato l’esercito europeo, Putin non avrebbe invaso L’Ucraina.”

Un monito per il futuro

L’ ultimo richiamo dell’editorialista di Repubblica Massimo Giannini è un monito “Come ha detto Mattarella, siamo noi che facciamo la democrazia. Non facciamocela sfuggire dalle mani.”

Prodi conclude, ricordando che i programmi sono fatti di cose concrete e quindi prima la salute cioè avere il coraggio di riformare il sistema. Quindi la casa, un piano di edilizia a prezzi abbordabili, come fu negli anni Cinquanta. E infine la riforma fiscale, superando l’assurdo di aver il grosso delle tasse sostenute dai dipendenti.

Giorgio Pagliani