Ultimo aggiornamento:  20 Aprile 2026 12:47

Motor Valley, un ecosistema da 347 miliardi: la rete emiliana dei motori traina innovazione, export e turismo

Non un semplice distretto industriale, ma una vera e propria “rete neurale” capace di generare valore attraverso connessioni, competenze e innovazione diffusa. È questa l’immagine che emerge dalla ricerca “Motor Valley – Un ecosistema che genera valore”, realizzata da Nomisma per Motor Valley Association con il supporto della Regione Emilia-Romagna, presentata oggi a Bologna nell’ambito della Settimana del Made in Italy.

Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Michele de Pascale, il vicepresidente Vincenzo Colla, l’assessora al Turismo Roberta Frisoni, il presidente di Motor Valley Association Andrea Pontremoli, il capo economista di Nomisma Lucio Poma e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Un distretto che vale 347 miliardi

I numeri delineano un ecosistema di dimensioni nazionali: quasi 40mila imprese coinvolte, oltre un milione di occupati e un valore complessivo stimato in 347 miliardi di euro. Un sistema produttivo che si fonda su relazioni integrate tra imprese, università e centri di ricerca, considerato uno dei principali vantaggi competitivi del territorio.

“Non è solo un marchio — ha sottolineato de Pascale — ma un simbolo di innovazione, talento e identità territoriale. Un modello che nessuno può replicare perché nasce da una combinazione unica di storia, competenze e capacità di fare sistema”.

Dai marchi iconici alla filiera estesa

Al centro della Motor Valley ci sono i grandi brand simbolo del Made in Italy nel mondo, come Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara e Pagani. Queste imprese producono ogni anno circa 34mila vetture e oltre 50mila moto, generando un fatturato di 12 miliardi di euro.

Ma la vera forza del sistema risiede nella filiera: quasi 3mila fornitori diretti (210mila addetti, 72 miliardi di fatturato) che diventano oltre 15mila includendo i servizi collegati, per un totale di 647mila occupati e 197 miliardi di euro. Un ecosistema produttivo diffuso, altamente specializzato e fortemente orientato all’export: il 52% delle imprese esporta quote rilevanti, percentuale che sale al 78% tra i fornitori diretti.

Formazione e talenti: la filiera del futuro

La Motor Valley è anche un laboratorio formativo. La Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER) forma ogni anno studenti in percorsi internazionali, mentre la Motorsport Technical School ha già preparato oltre mille tecnici e ingegneri, con un tasso di inserimento elevatissimo nel settore.

Accanto a queste realtà, l’ITS Maker e programmi duali promossi da aziende come Lamborghini e Ducati rafforzano il legame diretto tra formazione e industria. Complessivamente, ogni anno circa 5.400 studenti sono coinvolti in percorsi legati alla Motor Valley, con 130 istituti scolastici partecipanti.

Turismo e indotto: oltre 1,2 miliardi

Non solo industria. La Motor Valley è anche un potente attrattore turistico. Nel 2024 ha registrato 2,6 milioni di visitatori, tra appassionati, turisti e partecipanti agli eventi. Le presenze hanno raggiunto 3,7 milioni di pernottamenti, con una quota di stranieri pari al 54%, segno di un forte posizionamento internazionale.

L’indotto economico supera 1,2 miliardi di euro. Gli eventi motoristici nei circuiti rappresentano la quota principale (675 milioni), seguiti da musei e collezioni (oltre 522 milioni). Anche manifestazioni come il Motor Valley Fest contribuiscono significativamente.

La spesa si distribuisce tra ristorazione (36%), ospitalità (32,6%), trasporti (13,4%), shopping e intrattenimento (12%) e accesso a musei e circuiti (5,7%), evidenziando un impatto diffuso sull’economia locale.

Un modello industriale unico

La fotografia restituita dalla ricerca conferma come la Motor Valley sia molto più di un cluster produttivo: è un modello di sviluppo territoriale basato su innovazione, formazione e integrazione tra filiere. Una piattaforma che continua a generare brevetti, occupazione qualificata e attrattività globale.

In un contesto di trasformazioni tecnologiche profonde — dall’elettrificazione alla digitalizzazione — la “rete neurale” emiliana sembra avere gli strumenti per restare protagonista. Non solo per ciò che produce, ma per come lo produce: facendo sistema.

fp