Ultimo aggiornamento:  17 ottobre 2016 9:13

Export: Russia tra sanzioni e spiragli

Sanzioni rinnovate fino al 2017, per ora, perdite in doppia percentuale, la porta chiusa su di un mercato che fino ad un paio d’anni fa rappresentava un punto fermo di crescita. Resta doloroso il rapporto tra Italia e Russia a due anni dalle restrizioni economiche seguite alle vicende ucraine. Un conto salato che paga l’Italia, il territorio regionale e l’indotto produttivo modenese a cui si sono accodati ‘affaticamenti’ dovuti al ridimensionamento di posti dei lavoro (sì anche dalle nostre parti…). Oltre a saturazioni di mercato rispetto a prodotti che trovavano in Russia un loro remunerativo sbocco, ma che ora vengono riversati su quello interno europeo e nazionale, abbassandone i costi di vendita e produzione. Questo è un lato della medaglia. Dall’altro c’è però chi, anche realtà locali, che continua a crescere – pochi per il vero – perché già presenti sul territorio amministrato da Mosca da prima delle sanzioni, proseguendo ad investire.
È il quadro negativo quello che però salta all’occhio – i modenesi lo confermano – e le conseguenze non mancano di farsi sentire.
In base ai dati ICE 2015, la chiusura del mercato russo ha segnato per le macchine utensili -66.3%, per l’agroalimentare -43.2%, e per l’arredamento -35.8%. A tutto ciò, già di per sé grave, vanno aggiunti i cali nei settori di lusso e moda/abbigliamento, degli alcolici (in questo caso legati alla svalutazione del Rublo) per arrivare ad una flessione dell’export verso la Russia nel 2015 del -24.7%, raddoppiata nel giro di un solo anno (nel 2014 era stata del -12,4%). E certamente non bene vanno le cose quest’anno: -9,5% l’export verso la Russia a livello nazionale nei primi sei mesi; -9,6% solo per quello che riguarda Modena e il suo territorio.
Una situazione in via di peggioramento perché oltre al danno come nel più classico dei casi si aggiunge la beffa. Lo spazio lasciato libero dalle aziende italiane ed europee sul territorio russo a causa di sanzioni e contro-sanzioni, ora viene occupato da altri attori che non hanno nessuna intenzione di cedere questa fortuna giunta inaspettata e improvvisa. Ad esempio nel settore delle macchine utensili, a fronte del -66.3% italiano oggi si registra un +90.4% della Cina. Senza contare quanto le sanzioni hanno contribuito alla produzione interna russa come alternativa all’importazione. Insomma un mercato enorme che l’UE ha regalato nello spazio di poco tempo alla concorrenza.
Misure dannose e controproducenti verrebbe da dire che danneggiano più Roma (l’Italia era il secondo partner commerciale della Russia dietro solo alla Germania) che Mosca. A maggior ragione se con la lente focalizziamo l’attenzione sul piccolo e più vicino a casa nostra. Si calcola infatti che per effetto delle restrizioni economiche, solo in Emilia Romagna oltre mille imprese sono finite in gravi difficoltà (rischio di chiusura, se non addirittura cessate).
Dulcis (sic!) in fundo gli investimenti russi in Italia che sempre per effetto delle sanzioni hanno subito una pesante battuta d’arresto.
Un quadro decisamente cupo, sul quale però non si rinuncia a lavorare da una parte e dall’altra, per trovare soluzioni – anche se, qualora la si trovasse, quanto finora perso difficilmente verrà recuperato – Va in questa direzione il seminario italo-russo dell’Emilia Romagna in programma a Bologna il 23 settembre prossimo organizzato dall’associazione Conoscere Eurasia, St. Petersbourg International Economic Forum, l’Associa-zione culturale Russia-Emilia Romagna, con il supporto di Banca Intesa Russia. Un incontro- conferenza dedicato ai settori dell’agroalimentare, della meccanica, della meccatronica, delle costruzioni edili, dell’arredo e turistico con workshop B2B riservato alle imprese.
Tra gli invitati prevista la presenza Dell’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov, il presidente della Regione Stefano Bonaccini, Antonio Fallico presidente Banca Intesa Russia, il vice presidente della Camera di Commercio ed industria della Federzione Russa, rappresentanti dei PME russi.

Filippo Pederzini


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