FITA, CNA Modena e Lapam-Confartigianato contrari all’aumento (200%) delle accise sul gasolio
L’ennesimo aumento di costi per le imprese di autotrasporto merci e CNA Fita esprime profonda preoccupazione per la modifica unilaterale dei termini per l’allineamento dell’accisa sul gasolio alla benzina contenuta nel testo della Legge di Bilancio 2026. Non bastava la norma dell’art. 3 del D. Lgs. 43/2025 che aveva stabilito un percorso graduale di incremento dell’accisa, pari a 1,0-1,5 centesimi di euro al litro in ciascuno degli anni dal 2025 al 2029. Questo già di per sé pesante impegno, viene addirittura aggravato dall’articolo 30 della Legge di Bilancio 2026, che stabilisce una crescita cumulativa per il 2026 pari a 4,05 centesimi di euro al litro, anziché 1,5 centesimi come previsto.
“Questo significa un aumento di accisa complessivo pari al 200% rispetto alla previsione originale per l’anno in corso – ribadisce con forza Enrico Tangerini, presidente CNA Fita Modena – La misura colpisce con particolare durezza i veicoli di piccola portata, di massa complessiva inferiore a 7,5 tonnellate, i quali, a differenza dei mezzi pesanti di ultima generazione, non beneficiano di alcun meccanismo di recupero dell’accisa.”
Per tale comparto, per intendersi il mondo dei corrieri, di chi garantisce l’approvvigionamento degli esercizi commerciali nei centri storici e la regolarità delle consegne del commercio online, questo improvviso e inatteso incremento comporterà un maggior costo di oltre 24 milioni di euro rispetto a quello preventivato. A questo si aggiunge la situazione critica delle imprese che non hanno potuto ammodernare la flotta. Per i circa 80mila veicoli immatricolati per il trasporto merci per conto terzi che circolano con una classe ambientale inferiore a Euro 5, il maggior costo rispetto al preventivato sarà di quasi 65 milioni di euro.
“Questa decisione infligge un colpo durissimo a migliaia di micro, piccole e medie imprese, alimentando l’inflazione e minando la competitività – conclude Tangerini – di fronte a questa clamorosa mancanza di rispetto dell’impegno già adottato, chiediamo un immediato passo indietro e a tal proposito, metteremo in campo tutte le azioni di tutela sindacale del settore”.
Non possiamo che essere contrari all’incremento dell’accisa sul gasolio prevista all’interno della Legge di Bilancio 2026, penalizza imprese e lavoratori autonomi già alle prese con l’aumento dei costi di gestione.
È quanto afferma Dario Passaniti, presidente della categoria Trasporti per Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia, in merito all’aumento di 4 centesimi per litro dell’accisa sul gasolio a partire dal 1° gennaio 2026. Passaniti continua e conclude: “L’aumento rappresenta un aggravio di tassazione penalizzante per il sistema. La Legge di Bilancio 2025 aveva già previsto un allineamento graduale tra le accise su benzina e gasolio, con variazioni minime: il nuovo aumento, anticipato in un’unica soluzione, stravolge quell’equilibrio e rischia di compromettere la competitività delle imprese, che già oggi sopportano le accise più elevate d’Europa: 632 euro ogni 1.000 litri, il 24,9% in più rispetto alla media dell’Eurozona. Prima dello scoppio della pandemia da Covid, il costo del gasolio, e di qualsiasi altro tipo di carburante, era a livelli che potevamo definire “accettabili” se paragonati a quelli di oggi: in questi anni abbiamo assistito a un progressivo aumento, un trend che si conferma anche nella prossima Manovra. Sarebbe importante che si tornasse alle soglie pre pandemiche e che poi tali prezzi si mantenessero costanti per facilitare una competitività sul mercato degli addetti ai lavori. Continuare ad aumentare il costo danneggia in maniera significativa tutto il comparto. Chiediamo al Governo di ritirare o modificare la misura e di tornare a una soluzione di buon senso per tutelare le imprese artigiane del trasporto e l’intero sistema produttivo nazionale.”





