Ultimo aggiornamento:  16 gennaio 2017 10:14

Poca Modena, ma di alto livello

merano-42

Certo è che il Merano Wine Festival, non smette mai di sorprendere. E ad ogni edizione c’è qualcosa che rimane impresso. Non parliamo questa volta di vini blasonati o di annate speciali. Quanto piuttosto di chicche gourmet. Alcune decisamente originali, è il caso del distillato mirandolese Albicò o del primo aceto balsamico e biodinamico sempre modenese, di Concordia per la precisione. Ma è stato curiosando qua e la che sono emerse le sorprese. Di cui una, in particolare un minimo di stupore lo ha sollevato. Si tratta di un aceti balsamici a base di frutti: mora, lampone e vaniglia. Chissà, si potranno fare anche così… Un po’ come quello di alcuni anni fa, presente al MWF e sempre balsamico, di uve di teroldego, però.

Per il resto, venendo al festival, giù il cappello per Modena che non ha più bisogno di sgomitare nel tempio del vino. In primo luogo il lambrusco: beh vedere la fila davanti agli unici banchi d’assaggio modenesi, Paltrinieri, Cleto Chiarli e Villa di Corlo, (presente nell’area gourmet, col gruppo Natura) va oltre al piacere e ai riconoscimenti ottenuti in occasione della kermesse. Doppio, quando scopri che in fila per la degustazione ci sono degli stranieri: elemento che spiega il segno più all’estero di prodotti oggi di alto di gamma a tutti gli effetti.

Ma di estero e pure di Italia si parla anche per altri prodotti sempre modenesi che a Merano di certo non hanno demeritato. E le cui quote di mercato sono state conquistate e consolidate a colpi di qualità, innovazione e forte attenzione a quelle che sono le esigenze di una clientela in costante evoluzione. Pensiamo alle composte a base di aceto balsamico tradizionale con verdure, quelle col miele, secondo antiche ricette di famiglia; ad un balsamico tradizionale biologico – con riconoscimento che affonda le radici negli anni ’80 del secolo scorso – oggi anche biodinamico; ad un liquore, l’Albicò precedentemente menzionato, d’origine antica, ma assolutamente innovativo. Tutti elementi che confluiscono nella voce ‘fatturato’, in crescita anche quest’anno con percentuali che oscillano dal +5% al +20.

Nel mezzo, le storie e il lavoro di imprenditori in lotta ogni giorno tra avversità atmosferiche, fisco e burocrazia. Che non esitano a sporcarsi le mani, non si arrendono e tengono duro, nonostante in alcuni casi gli stop forzati, dovuti a disastri come il terremoto (pensiamo a quelli della bassa) di quattro e passa anni fa.

E poi il festival che nella sua 25esima edizione ha superato i 10.000 visitatori – con situazioni di ingorgo caotico nelle sale del Kursal Hotel, una regola da anni ormai – molti dei quali venuti da oltre confine. Con le sue 100 aziende vitivinicole partecipanti a bio&dynamica, le 394 cantine italiane, i 92 artigiani del gusto e birri-fici della Selezione Ufficiale 2016, le 89 aziende vitivinicole internazionali e i 13 partecipanti tra Consorzi e aziende di servizi alla ristorazione partecipanti.

Grandi numeri per uno spazio limitato che fanno apparire la rappresentanza modenese quasi come piccola ed insignificante… Ma che grazie alla qualità espressa, risulta al pari se non superiore di tante eccellenze nazionali ed internazionali presenti a Merano.

Filippo Pederzini


Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10