Ultimo aggiornamento:  25 maggio 2018 10:20

Caccia grossa al lambrusco

Ricercato da italiani e stranieri; al centro di workshop internazionali, con i mercati, nel mondo che ne apprezzano le qualità, mentre il prezzo aumenta (…se dura)

È solamente successo questo: che la prima rivista al mondo in materia di vino ed in grado di orientare gusto e mercati, ha messo intorno ad un tavolo i produttori locali di lambrusco. La ragione? Un trend di mercato positivo; prospettive di crescita a doppia cifra; l’appeal crescente della bollicina rossa; capire soprattutto come muoversi, nei confronti di un vino, quello modenese e reggiano la cui domanda, nel mondo, è in forte crescita. In particolar modo tra le nuove generazioni: alla ricerca di un prodotto che sia al tempo stesso semplice, brioso, dalla qualità elevata, facilmente abbinabile, tanto a pasto quanto in aperitivo. E se lo dice Wine Spectator, c’è da crederci.

Non sappiamo se questo possa rappresentare l’apice del Vinitaly 2018, per il lambrusco. Certo è che quest’anno si può parlare fuor dai denti, di manifestazione di livello elevato, con un incremento palpabile, in termini di visitatori specializzati e di settore – anche e soprattutto stranieri – di interesse e di curiosità che rispecchiano risultati di un mercato che continuano ad essere buoni. A compenso di un’annata certamente non bella – causa il calo della produzione dovuto a rivolgimenti climatici tutt’altro che secondari: gelate primaverili e siccità – ma con il prezzo del vino, in lieve rialzo, proteso a ripagare gli sforzi fino a qui fatti, da tutti (se, si auspica dovesse restare tale).

Dal 2017, al 2018. Un anno il 2017 che verrà sicuramente ricordato per diverse ragioni, e sono i produttori, nella stragrande maggioranza a dirlo. Le prime: la gelata di aprile e la siccità estiva. La loro azione, in successione ha significato un calo di produzione tra i vigneti consistente – per quasi tutte le tipologia dal Sorbara al Grasparossa – che ha oscillato tra il 20 e il 40% in meno rispetto al 2016, con punte in taluni casi anche del -60%. Quindi la qualità delle uve comunque molto buona nonostante le difficoltà intercorse. Altro elemento significativo che ha caratterizzato l’anno, le vendite. Nella GDO il lambrusco il primo vino in assoluto acquistato a scaffale e non è una novità, dato che questo primato dura ormai da qualche tempo. Ma cresce e tanto – e ciò spiega l’interesse di Wine Spectator – anche la domanda di Lambrusco di qualità. Negli USA, in Canada (qui c’è stata una vera esplosione della richiesta), Giappone, Europa (centro, nord ed est), Africa, Messico (mercato da oltre 20 milioni di bottiglie. Poi c’è la Cina con la domanda da soddisfare sia online (in aumento), sia offline. Infine l’India che per restare in tema di Vinitaly, ha spedito una propria delegazione a Verona da Mumbai, in “avanscoperta”.

IL VINITALY. Quasi 40 le aziende presenti. Molta la soddisfazione in casa modenese – compresi quelli che in fiera hanno scelto “sistemazioni” fuori dal padiglione dell’Emilia Romagna – per il numero di presenze e visite, nel corso della quattro giorni, da parte degli addetti di settore, italiani e soprattutto stranieri: importatori, oreca, buyer, etc. Come pure molti i contatti allacciati. La manifestazione ha svolto al meglio il suo ruolo di vetrina d’eccellenza – qualcuno ha detto anche meglio del Pro Wine di qualche settimana prima – per presentare novità in tema di: vino, librarie, “La viticoltura nelle terre dei lambruschi”, un tasting di Lambrusco patrocinato dalla rivista Decanter, oltre al workshop di Wine Specator; e il progetto per la certificazione sostenibile del territorio viticolo del Lambrusco. Progetto che, ha coinvolto le imprese della filiera vitivinicola – aziende viticole, di trasformazione, di imbottigliamento – e che recepisce il modello di sostenibilità basato su tre pilastri: “Ambientale”, “Sociale”, “Economico”.

PREZZI. La produzione 2017, legata ad una vendemmia condizionata dal clima, sta spingendo al rialzo i prezzi dei vini. Le ripercussioni non mancheranno di manifestarsi sui costi al dettaglio di vini da tavola e IGT, anche se c’è chi tra i produttori di lambrusco ha scelto già di non provvedere ad aumenti. A guardare il bicchiere mezzo pieno, vengono ripagati gli sforzi di chi in questi anni ha investito in ricerca e qualità. Con l’auspicio che non si tratti solo di un momento passeggero.

Filippo Pederzini


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